POESIA: “ALCUNE LIRICHE TRATTE DAI MIEI LIBRI”


VOLO
Ho aperto i miei occhi, liberato la mia mente
sfidando tutti i miei limiti,
ho lasciato alle spalle gabbie, catene,
labirinti, muri insormontabili,
e quell’uomo morto ch’ero ieri
e che oggi non riconosco più,
fino a ridere della mia disperazione del passato,
persino la morte sembra inchinarsi
alla mia nuova voglia di vivere.
Dentro di me
l’oscurità s’è trasformata in un riverbero di luce,
nell’anima esplode
l’incredibile forza dell’amore verso la vita.
Vedo nuovi orizzonti
distendersi davanti ai miei occhi.
Intorno a me
spazi infiniti m’invitano a raggiungerli.
Tutto è ancora da scoprire
e mi sta aspettando,
e con l’entusiasmo di un bambino,
m’accorgo per la prima volta,
quanto sia meraviglioso vivere.
Non ho più paura ormai.
Solo,
con il vento in faccia,
apro le mie ali
e mai più mi fermerò.
Finalmente adesso volo.
SAPORE DI LIBERTA’
Voglio allargare le braccia
e respirare forte
l’immensità del cosmo,
il sapore della vita.
Voglio sentirmi libero,
finalmente felice di vivere e amare
senza negare più a nessuno
me stesso.
ATTIMI DI MERAVIGLIE
Quando la sera tutto si ferma
e il silenzio
può entrare nel tuo cuore,
riesci ad ascoltare note inespresse
di una vita
che palpita nelle tue vene.
Non fa freddo
e la notte
sarà più bella che mai!
Potrai guarire
da quelle notti insonni,
scacciare la paura se lo vorrai,
riemergere per un attimo dalle tue profonde solitudini.
Chiudi gli occhi
e lasciati cullare dal mare dei ricordi,
lasciati accarezzare
dalla brezza dei sentimenti,
assaporando vivide sensazioni
potrai scoprire una luce che brilla.
E’ un diamante dalle mille facce
che chiede solo di essere scoperto
e condiviso,
fermati!
contempla quella luce,
parlale della tua solitudine, togli le bende che ti accecano.
Troverai un volto
con occhi pieni d’amore,
troverai una mano
che ti vuole sostenere,
troverai un cuore
che ti vuole abbracciare.
Ti prego credi
nella sincerità e nella magia
di quegli attimi,
non lasciarli sfuggire
ma vivili,
vedrai meraviglie compiersi in te.
LA’ DOVE IL SOLE ILLUMINA ANCORA
Stringimi a te,
ai tuoi sogni leggeri
che san volare in alto
sino a sparire all’orizzonte
per poi riemergere in quella zona del cuore
che confini non ha.
Guardami riflesso
attraverso la chiarezza delle tue pupille,
incontaminato sguardo d’un’anima semplice,
e con un sorriso
illuminami
e scolpisci il tuo amore nella mia mente.
Calpesta la mia eterna tristezza,
lascia che rimanga a terra
immobile e impotente,
polvere sulla polvere,
inerme
come nulla nel nulla.
Mostrami il profilo d’un arcobaleno
arco di vivida luce e colori sgargianti,
affinchè possa frantumare squarciando
il buio della mia solitudine
che nessuno sa capire,
che nessuno è in grado di ascoltare.
Portami in alto,
lontano da quaggiù,
via dalle ombre oscure
che mi rendono loro schiavo,
là dove il sole illumina ancora
e riflette amore.
Ascolta il grido della mia disperazione
e amami più forte che puoi,
mostrami fiducia,
regalami l’infinito,
fai sentire questo bambino insicuro e uomo mancato
importante almeno per te.
LA MAGIA DI UN NUOVO GIORNO
E’ ora finalmente!
quell’attimo mansueto
che segue la notte e precede il mattino
trattiene il respiro,
la natura tutta è in attesa,
il risveglio è prossimo.
La magia
che si rinnova
nell’incanto dell’alba,
canta il gallo
ambasciator di questo evento,
poi trepido silenzio e fremente compostezza.
Ed eccolo il boato
in un fragore di luci che si accendono
tutte insieme,
esplodono nel cielo,
giunge infine il sole
a battezzare il nuovo giorno.
Ed è un festoso cinguettare di uccellini,
lo schiudersi dei fiori,
la carezza della rugiada
che lieve scivola sugli steli,
la òla dell’erba che vibra
pizzicata dalle esperte dita della brezza.
E poi ancora il guizzar dei pesci giù nel fiume,
il rincorrersi di un’onda dietro l’altra,
oche che schiamazzano in girotondo,
il sapore fresco del latte appena munto,
delle uova raccolte sulla paglia,
lo sguardo di un pulcino appena nato con le piume in disordine.
I miei occhi sbigottiti che veloci applaudono
aprendosi e chiudendosi ritmicamente
sul mondo che nasce,
avidi e mai stanchi,
felici ancora di assistere
alla magia di un nuovo giorno.
I POETI
Ci sono ancora loro,
strani individui
con l’anima più leggera di una nuvola.
Loro,
i poeti,
ingarbugliati nelle rime di ogni giorno,
con le più vere promesse e il più nobile scopo:
donare con il cuore e tramite la penna
ancora e poi ancora all’infinito,
amore.
Ci son sempre loro a risvegliarti dal torpore
che t’infonde l’infernale macchina del nulla,
a dirti quanto vali se le ali
le dispieghi ancora
ferite e sanguinanti forse.
Ci sono ancora loro a dirti di stranezze
disegnate dentro al vento,
a farti capire quanto sia vero il tuo sorriso
se arriva dopo quel dolore,
quanto sia libero questo mondo
se non avvelenato da quei gas
più che mai sconosciuti ed assassini.
Sì, libero e vero! come la vita che ti scuote
contro quella morte che non puoi capire.
E ci sono infine loro:
bambini, folletti, tenerissimi giullari di emozioni
ormai ridotti a non avere più parole
che parlano muti lo stesso,
piangono in silenzio,
e nel silenzio,
senza fare rumore,
accarezzano l’immenso.
EROS E MORTE
Eros e morte
camminano insieme,
l’uno a fianco dell’altro,
dall’origine dell’universo
sino all’eternità.
Non può esistere il sesso
senza l’incombente presenza della morte,
e non si può morire per sempre
se non si sparge prima su questa terra il seme dell’amore.
Ogni essere umano comincia a morire
da quando un orgasmo lo genera,
e conserva nella memoria d’una lapide
parte di quell’amore che non separa la vita dalla morte.
Non c’è maga Circe capace di convincere Ulisse
col dono dell’immortalità,
e non esiste spada di Damocle sul punto di crollare
che spaventi l’uomo
perchè quest’ultimo,
ostinato e vanitoso,
innamorato di quel breve soffio che è la vita,
è pronto a sfidare persino gli dei
pur di amare e morire,
respirando fino all’ultimo alito di vita,
sfruttando anche l’ultima goccia di sangue che arrivi al cuore.
Dinanzi a tanta meravigliosa presunzione di vitalità
anche l’Onnipotente resterebbe senza parole.
MADRE E FIGLIO
Perchè sei così sporco, figlio mio?
sembri il figlio di nessuno!
Ho fatto l’amore per la prima volta, madre!
con una grande signora.
Perchè l’hai fatto, figlio mio?
c’è il tempo giusto per ogni cosa.
Volevo farlo, madre!
non volevo avere rimpianti.
Ma sei impazzito, figlio mio!
hai imboccato una strada sbagliata.
Forse sto sbagliando, madre!
ma abbiamo sentito di farlo sulla terra e nel fango.
Tu hai perso il senno della ragione, figlio mio!
non ascolti più neanche tua madre.
Io ti voglio ancora bene, madre!
ma oggi ho scoperto di avere un’altra madre:
è questa terra che stringo nelle mani,
e l’aria che sto respirando,
e la natura, il mondo, l’universo
e tutto ciò che mi sta intorno.
E quando mi sentirò triste e solo,
mi arrotolerò con gioia nel fango,
soffierò felice sulla polvere delle mie mani,
bacerò i fiori dei campi
e mi laverò la faccia con l’acqua dei ruscelli.
Non ti capisco e non ti riconosco più, figlio mio!
ma come parli?
Io invece ora mi conosco bene, madre!
parlo col linguaggio dell’amore!
E darei tutto quel che ho
pur di trasmetterti la felicità che ho dentro.
ANGELI SPORCHI
Essere due piccole gocce di inchiostro nero
su una tela dipinta
ove falsi colori vivaci
esaltano con cattiveria e pregiudizio
la loro diversità:
non spetta anche a loro sognare l’armonia?
No! il cielo non ammette angeli sporchi
e violento strappa loro le ali.
Essere creati
per vivere accanto alla colpa,
insieme alla vergogna
ma di cosa?
Di essere diversi? Ma da chi? Perchè?
Domande che chiamano altre domande
in un girotondo senza risposte.
La confusione aumenta
al pari di uno strano risentimento
che fa soffocare,
che induce a dubitare:
E’ questo ciò che gli altri vogliono da loro?
Che non esistano?
E’ quello che vuole il loro Dio?
Che non esistano?
Sì! il cielo non ammette angeli sporchi
e graffia la carne sotto la loro pelle.
Ho visto quelle due piccole gocce avvicinarsi
fino a diventare una sola,
angeli che finalmente hanno qualcuno
che asciughi le loro lacrime,
che li accarezzi,
che li abbracci!
Angeli sporchi
che ora si stringono tra loro
consolandosi a vicenda.
Un solo gesto,
un grande coraggio!
Il piacere profondo del peccato giudicato dagli altri
peccato come realizzazione di un sogno
come fuga da un mondo ipocrita in bianco e nero,
come vendetta verso una madre
che cerca di soffocare sul nascere
le proprie creature.
Perchè mai l’uomo
non rispetta l’uomo?
Non riesco proprio a capire…
I MIEI PIU’ ATROCI INCUBI
Sono stato al parco.
Era notte.
Buio.
Cielo nero a sovrastarmi.
Incerto presagio di fine.
Io e l’oscurità.
Mi sono inginocchiato
ai piedi dell’acqua sporca che scorreva.
Ho rivisto il mio volto,
nel silenzio ho urlato,
ho urlato,
urlato!
fino a non avere più voce.
Non ero solo,
eppure mi sentivo come abbandonato.
La solita sensazione di dispersione
che si impadroniva nuovamente di me.
Sarei voluto correre via, scappare via
veloce, sempre più veloce
ma sono rimasto paralizzato
senza armature per difendermi
vittima dei miei più atroci incubi.
IL SERPENTE
Un’eco
insegue la mia fuga,
è una lingua di fuoco
che tutto brucia
e che quando mi raggiungerà
consumerà il mio essere.
Il vortice
si avvicina sempre di più,
gira
sempre più forte,
e il suo buco nero,
al centro,
mi risucchia,
mi avvolge.
Annaspo nel turbinio
ed ho paura di toccarti
per non contaminare anche te
e trascinarti con me
nell’immenso occhio nero.
Vedi accanto a te
il grande serpente
che oscilla fra te e il futuro?
Vedi
le sue lingue di fuoco
che bruciano tutto davanti ai tuoi passi?
E non senti i suoi piedi
calpestare la polvere,
bruciare nella cenere?
Ridicolo essere umano,
non puoi vincere
una potente soprannaturale forza.
Ti prego
guarda accanto a te:
è il tuo serpente!
UNA SIRENA
Una sirena
in alto mare
mi ha portato il vento,
bagnata di sole,
fresca d’alga marina.
Una sirena
che intona canzoni d’altri mondi,
accorda melodie d’acque azzurre
bianche di schiuma,
profumate di salsedine.
E’ il ritmo del mare;
quando le onde
tuonano di rabbia
nell’urlo della burrasca,
nel pianto di grandine incessante.
O mia sirena!
femmina mediterranea dalle squame d’argento
compagna d’abisso d’agili pesci e crostacei,
dissipa l’inganno dei tuoi inebrianti canti,
sussurrami al cuore sincere parole d’amore.
Intanto
echi omerici mi catturano
si dibattono tragici sul fondo
trascinandomi in un sepolcro senza fine.
UNA BOTTIGLIA NEL MARE
Quello che scrivo
lo metto in una bottiglia
e lo affido al mare.
In fondo
non mi ascolta nessuno
non serve nasconderlo.
Verrà trasportata dalle correnti
attraverserà mari ed oceani.
senza pace proprio come la mia vita.
Qualcuno un giorno troverà quella bottiglia
e forse in quel momento leggendo quei pensieri
avrà per sempre un’emozione da ricordare.
ANIMA SOLITARIA
Quell’istante tra la luce del giono ed il buio della notte
dove è ancora nitida la linea dell’orizzonte
è magia, è incanto per la mia anima solitaria.
Lentamente cancella con le sue carezze silenziose
ogni traccia del giorno passato
e il suo respiro si fa lieve.
Quella luce rimasta ancora, rischiara le acque
sento in lontananza le voci dei gabbiani
arrivati per il riposo notturno.
In questo momento vorrei essere con te
ad ammirarti, a respirarti
sotto questo cielo che brilla di stelle.
SONO COME IL MARE
Sono come il mare
e per amore di esso voglio vivere.
Puoi accarezzare le mie sponde di sabbia
e farti cullare dalle mie braccia azzurre.
M’immergo negli abissi
risalendo tra gli scogli.
Emergo tra bollicine d’acqua
simili a mormorii di rosari in coro.
Saltello su distese marine felice come un delfino
fra la voce del vento e quella delle acque.
Il sole affonda fra limpide profondità
dissipando le ombre, scacciando i fantasmi.
Custodisco i tesori di madreperla
vivendo tra fiorite chiome di corallo.
Regalo a chi mi cerca
perle colorate e tempestate di conchiglie.
Sono libero come il mare
e come il mare voglio vivere.
LA RAGAZZINA CHE GUARDA IL MARE
Appoggiata al muretto
la ragazzina guarda il suo mare
attenta, rapita, sognante.
Quel sole giallo
enorme palla lucente di remoti giochi infantili
saluta il giorno che muore regalando i colori più belli.
Il mare dolcemente si trasfoma in adolescente
poi in padre comprensivo
e penetra nell’anima di quella ragazzina.
PRINCIPESSA DEL MARE
Eri tu la regina sullo scoglio
venuta dal mare
sirena dai neri capelli.
Fiera e vanitosa
ti lasciasti immortalare
come principessa del mare.
Tra quelle acque limpide e lucenti
stavi quasi per asciugare
quando tornò quell’onda che verso me t’aveva spinta.
Così il mare t’ha ripreso catturandoti
lasciandomi di te
solo due squame ed un ciuffo di capelli.
MISTERIOSO MARE
Segni sull’acqua,
note solitarie,
disperse armonie
come lettere d’amore,
come onde svanite
al rossore di un timido tramonto.
Onda sull’onda
voli di gabbiani che si rincorrono giocando
in un unico suono,
ed io che
sulla riva ti attendo
impercettibile richiamo d’amore.
E per pochi istanti
è come se la mia anima
viaggiasse lontano dalla terraferma
per fondersi con tutti i mari del mondo,
strana sensazione che mi fa sentire
come un verme attaccato ad un amo.
Misterioso mare
dimmi chi sei e che vuoi da me,
sott’acqua
ho cercato il tuo nome,
dall’onda
emerge il tuo viso.
DONNA DEL MARE
Ella appare e scompare
donna ridente
di bianche vesti ondulate
di piedi nudi e veloci.
Avanza danzando
tra gli scogli addormentati
blu di mare,
azzurra di cielo.
Sorride
vela gli occhi tra le ciglia
allunga le ombre sulle guance
chiusa in se stessa appare profonda, misteriosa.
Poi si rivela d’improvviso
luce emanata dall’anima
festa del cuore
danza di sorrisi.
Suo è il Profumo
d’un sensuale richiamo cullato dal mare
inebriante aroma
liberato nel sole e nel vento.
Avanza ondeggiando i fianchi
morbidi e rotondi,
dolce nei gesti
infantile nei sogni.
Nei ricordi antichi che prepotenti riemergono in superficie
il suo ventre suona e risuona
chiama e richiama
si muove, sorride, libera se stesso.
E’ un attimo soltanto
e poi di nuovo ella fugge via e si vela
scompare
nascondendo la sua figura oltre la linea dell’orizzonte.
Sei sparita un’altra volta donna del mare
tua è la pienezza e la bellezza
tuo il profumo della carne e dei sensi
la gioia della vita e dell’amore.
CANZONI DEL MARE
Fermati sulla spiaggia,
ascolta la melodia del mare!
Pensa
che racchiusi sul fondo di esso
esistono mille segreti
vivono incontaminate bellezze,
un mondo irreale,
quasi finto,
magico,
inesplorato.
In quei profondissimi fondali
anche nell’oscurità più totale,
pullula la vita
d’esseri minuscoli ed enormi,
strani e fantastici,
creature mai viste
inventate da nostro Signore
che appartengono solo al mare.
Ma se hai orecchie anche per udire,
nel silenzio abissale degli oceani,
sentirai le canzoni piu belle.
note antiche di vecchi pirati,
che parlano di donne
e di battaglie.
Canzoni un po’ stonate,
piene di speranze, di sopravvivenze affidate al mare,
con mani seccate mai dome di pescatori appassionati
che sanno di sale, stanche di fatica.
Canzoni romantiche e tenere
d’innamorati incollati
a guardare tramonti morire
e gustare felicità nascente nei cuori.
Canzoni che le onde spumeggianti
trasportano lontano oltre il sole
e che i gabbiani scuotendo le ali
disperdono nell’aria.
In questa notte d’inverno
ci sarà sul fondo
una canzone in più.
La mia voce
arrivera’ dolcemente a te
e questo scrigno
fatto di acqua salata
sarà poesia per me.
IL DELFINO E IL GABBIANO
Volava il gabbiano
nel suo pezzo di cielo dipinto di bianchi voli
permeato dei dialoghi striduli
intessuti di piume leggere.
Nuotava il delfino
nel suo giardino azzurro fatto di onde amiche
scomparendo in esse
e riemergendo poco più in là.
Ma un giorno il gabbiano
volò in un pezzo di mare
e il delfino si immerse
in un giardino di cielo osando sognare.
E lì si incontrarono
in quella terra di mezzo che è l’orizzonte,
in quello spazio infinito dove si affacciano i sogni
che è approdo felice di pochi.
Allora il gabbiano disse al delfino:
quali sono i tuoi sogni?
e il delfino rispose: volare e i tuoi?
il mio sogno è imparare a cavalcare le onde, rispose il gabbiano.
E il gabbiano e il delfino si presero per mano
e insieme divennero maestri e scolari l’uno dell’altro,
scoprirono la forza di essere in due
e di saper sognare.
Quando venne il momento di separarsi
il gabbiano disse "addio" e riprese il suo volo
"addio" rispose il delfino
e scomparve nel blu.
Ma il suo cuore di oceano
aveva messo le ali
così come il cuore di aliante del gabbiano
che adesso solcava i mari.
Erano a conoscenza entrambi
che prima o poi si sarebbero incontrati nel cielo o nel mare
ormai sapevano essere mare e sapevano essere cielo
e all’orizzonte potevano essere sogno.
QUELLA STRANA RAGAZZA
Magia di una notte di luna piena.
Non riuscivo a dormire.
Le tende bianche svolazzavano leggere
e una chiara luce illuminava la stanza.
Il respiro del mare arrivava alle mie orecchie
il richiamo era troppo grande per resistere.
Una figura
dai lunghi capelli biondi,
innamorata del suo mare
veniva verso di me.
Il suo sorriso era dolce
i suoi occhi tristi,
quella strana ragazza confidava al mare sogni e segreti
sicura che mai nessuno li avrebbe rubati.
Disperato io la chiamavo
in quella notte di luna piena,
avevo bisogno che qualcuno mi ascoltasse
sognasse per me.
E lei era già là
a piedi scalzi,
sulla sabbia umida e fresca,.
si lasciava accarezzare dalle onde.
I suoi occhi erano quelli del mare
guardavano la luna e il suo chiarore
inseguivano i suoi desideri,
rincorrevano i suoi sogni.
La luna
era alta nel cielo,
la sua luce argentea
illuminava il mare.
Gli occhi di quella strana ragazza
seguivano il ritmo delle onde,
la vedevo correre,
ritornare a vivere.
ALLONTANA DA ME QUESTO CALICE
Allontana da me questo calice, Mare!
non voglio berlo,
non è vino
ma è sporco di sangue, veleno per il mio spirito
è salato
come schiuma di mare.
Allontana da me questo calice, Mare!
non lasciare che io m’immerga in te
sino a scomparire sott’acqua,
sono ancora vivo
il mio corpo inerme non giace sul tuo fondale.
Allontana da me questo calice, Mare!
sono solo un uomo di carne e ossa
non posso vincere le tentazioni
non riesco a sconfiggere forze soprannaturali,
abbi pietà di me. Nelle tue acque ho gettato la rete.
Allontana da me questo calice, Mare!
sono come Gesù nell’orto degli ulivi
non posso perdermi
e tu non puoi abbandonarmi
ora che ne ho più bisogno.
Allontana da me questo calice, Mare!
trasmettimi la potenza delle tue onde
la libertà del tuo orizzonte,
fa’ che la tua immensità
riempia la mia solitudine.
Aiutami!
QUEL MARE
In quei giorni
ero triste,
disperatamente solo,
ateo,
col cuore chiuso nel ghiaccio.
Per fuggire dal mondo,
lontano da tutto e da tutti,
mi rifugiavo lì nel solito posto
sulla spiaggia in riva a quel mare.
Quante volte ho pianto!
volevo capire,
essere amato,
tornare bambino,
e parlavo al mare della mia solitudine.
Più volte seduto sopra quella sabbia
ho provato ad alzarmi di scatto
per andare incontro al mare
sempre dritto fino ad annegare.
Desideravo affidare
a quelle acque a me così care
il mio corpo,
e farla finita per sempre.
Ma qualcosa invisibile e forte
mi ha sempre fermato
proprio sul punto di farlo,
oggi che sento Gesù nel cuore
capisco che è stato Lui a bloccarmi.
Adesso la mia vita
è completamente cambiata in positivo,
torno spesso in quel posto
ma non mi sento più solo.
Gesù è con me,
sento gioia, felicità, certezza,
ho dentro una ricchezza immensa
non spiegabile a parole.
E’ una potenza d’amore, una luce infinita,
e quel mare che prima mi parlava di morte
o non mi rispondeva affatto,
oggi comunica col linguaggio della pace.
TU BAMBINA
Tu bambina, tu semplicità,
tu gioia e serenità, tu l’infinita innocenza.
Tu che vivi felice i giorni della tua giovinezza,
tu che ti affacci con paura alla tua adolescenza.
Dai tuoi occhi traspare ancora
la magia di un mondo che sa di fantasia
e chissà se il tuo piccolo cuoricino
riuscirà ad esprimere ciò che sente dentro.
È sbocciato adesso un amore
e forse stai provando qualcosa che non hai mai provato prima,
sarà per te il primo dolore
ma sarà dolce lo stesso come il succo d’una caramella,
e le prime lacrime
avranno ancora lo splendore della tua innocenza.
I tuoi pensieri sono di amori fugaci,
i tuoi giochi tenere primavere
e tu ora dondoli spensierata nell’altalena dei tuoi desideri
come quando stringevi la tua bambola
che hai perso ormai.
Dipingerai di sogno i tuoi giorni,
colorerai d’arcobaleno persino i tuoi disegni
e li annoterai dolcemente nel tuo caro diario.
Vorrei regalarti una vetrina e riempirla dei tuoi sentimenti
così chiunque, sostando lì,
scoprirebbe la ricchezza che hai dentro.
Crescerai in fretta e non mi vedrai più con gli occhi di bambina
so che ti perderò per sempre.
Mille ed infinite parole non bastano a descriverti,
mille ed infinite poesie
non potranno farti capire quanto sei importante
ma quello che provi dentro non crescerà mai,
servirà a farmi rivivere ricordi di adolescenze perdute.
Con te bambina
correremo insieme e voleremo via lontano
verso nuovi orizzonti,
lì, resteremo per sempre
anche se dovrò dirti mille ed infinite volte: “Tu bambina”.
ASSENZA
(liberamente ispirata al libro LOLITA di V. Nabokov)
Bastava un tuo sorriso
per mostrarti bella dentro e fuori
come un inno alla grazia,
malgrado le tue smorfie ed i tuoi capricci,
desiderabile, né donna e né bambina, favolosa e splendida
con la tua travolgente sensualità acerba
mista di malizia e d’innocenza.
Eri un cucciolo indifeso tra le mie braccia,
non riuscivi a tirare fuori la donna che stava nascendo in te.
Di quella mia incantevole Lolita
che mi aveva stregato persino l’anima
fino a possedermi del tutto,
e del suo sconvolgente modo di essere,
non mi rimane ora che l’eco di un coro di fanciullesche voci
udite in lontananza e perdute per sempre
come foglie morte sparse lungo il sentiero
in una stordita calma irreale.
È la mia fine come uomo,
l’apice della mia ispirazione come artista.
La mia vita è ormai alla deriva nelle tue mani di bambina, legata a te da un cordone ombelicale
obbedisce al tuo volere senza più orgoglio, senza dignità.
Mi tormenta l’immagine dei tuoi coetanei
che posano i loro sguardi carichi di desiderio
sul tuo giovane corpo.
È folle il pensiero che la tua verginale bellezza
appartenga esclusivamente ad un uomo della mia età
ma più ti sento irraggiungibile
e più cresce in me il desiderio di averti.
Come un vecchio mendicante ormai solo ed esausto,
chiedo ancora ad una ragazzina che non ha colpa,
l’elemosina d’un amore che mai potrà darmi.
SPERANZA
Nel buio della mia solitaria esistenza,
proprio sul punto di smarrirmi,
vorrei improvvisamente incrociare la luce dell’amore,
tra mille volti riconoscere il tuo soltanto,
e come un bambino,
di colpo,
scoppiare a piangere di gioia.
RICORDI
Si dirada come per incanto
la nebbia che mi avvolge
e s’apre d’improvviso il cielo
col suo manto azzurro,
torno a ritroso nel tempo in seno ai miei ricordi
come alghe marine che succhiano caute mammelle di roccia.
Mi vedo a otto anni
quando avevo un’amica soltanto
che volevo bene come sorella.
Ricordo ancora come fosse ieri
i suoi capelli neri a boccoli
che le coprivano quell’esili spalle
come schiuma del mare accarezza gli scogli.
Era una bambina orfana
e la sera, quando andava a dormire,
si addormentava con due pupazzi vicino,
un orsacchiotto grande suo padre, una Barbie la madre,
aveva un segreto, teneva quei pupazzi sotto il cuscino.
Mi chiedeva spesso:
“Come mai le tue poesie son tristi e tu non ridi mai?”
non sapevo mai risponderle.
Da grande sognavo già di sposarla,
le dedicavo poesie e come per magia il suo caro viso spariva
ed io mi vedevo in un teatro affollato
con tanta gente in piedi ad applaudirmi.
A quindici anni
evitavo i compagni, le feste
e restavo da solo per ore
ad osservare la distesa infinita del mare,
una voce dentro mi ripeteva sempre:
“I sogni non muoiono mai”.
Cercavo la libertà,
mi chiedevo se nell’universo esistesse qualcuno simile a me,
immaginavo di volare via per scoprire il mondo
senza ritorno, senza fermarmi
come un’onda senza mai una spiaggia
ed i miei occhi ragazzini curiosi e attenti,
si perdevano in lontananza,
laggiù dove si disperdeva il mare oltre l’orizzonte.
Son diventato uomo troppo in fretta
e non riesco più a sognare.
Cerco ancora l’arcobaleno d’allora,
trovo le inquietudini di adesso.
La speranzosa attesa d’un tempo,
le antiche illusioni,
come oggetto prezioso caduto per terra
e frantumato in mille pezzi,
sono morte e crollate inesorabilmente
nell’amara consapevolezza del nulla che mi circonda.
Ma perché bisogna dire addio
sempre alle cose più belle?
alle delizie che promette ma non concede la vita?
Rassegnati animo mio,
le tue domande non conosceranno mai risposte!
IL TRENO DELLA VITA
E il treno corre,
corre lontano sui binari della vita,
lungo la strada del mio dolore.
Va via velocemente
proprio come i miei anni,
il mio tempo che scorre.
Dai vetri del finestrino
vedo montagne invalicabili di paure,
pianure non più verdi di speranze invecchiate,
laghi salati di pianto amaro.
Vedo fiumi, violente cascate trascinare via tutto quanto,
mari in tempesta come i miei pensieri irrequieti.
Vedo gallerie coprire il sole come i miei momenti bui,
miraggi di felicità nei deserti della mia esistenza,
il cielo dove non ho mai volato,
lontane isole esplorate solo nei sogni,
nebbia lontana e foschie senza amore, senza fortuna
e poi
file di alberi e nuvole passare come un susseguirsi di emozioni,
paesi e città fuggire malinconicamente come i ricordi più belli,
prati verdi dove correvo sull’erba da bambino,
rivedo mia madre aspettarmi a braccia aperte,
odo nel vento la sua voce che mi chiama.
Il treno corre
la sua corsa senza fine
senza ritorno, senza fermate
ed io via con lui
m’allontano sempre più senza sapere dove andrò,
certo di perdermi solo
come un vagabondo senza famiglia.
Addio casa mia d’infanzia!
Addio amici della mia adolescenza!
Addio giovinezza perduta per sempre!
Quanta struggente nostalgia mi avete lasciato!
Com’è triste non poter tornare indietro!
Ma perché la vita è una corsa continua?
Perché la fine di un viaggio non c’è mai?
Mi fermerò soltanto
quando giungerà l’autunno con la sua folata gelida,
come foglia ormai ingiallita,
sarò strappata dal mio albero,
trascinata nel vento.
LA FRASE PIÙ BELLA
“Se per gli altri ormai sei grande
per me resterai sempre il mio bambino”.
È la frase più bella che mi hai detto
e che da sempre avrei voluto sentire.
È un pensiero profondissimo,
a tal punto che neanche tu puoi capire quanto.
Forse è Dio che ti ha ispirato
per rendermi felice.
Tu mi hai gettato in mare un’àncora di salvezza
dove io mi aggrappo con tutte le mie forze per non annegare
e trovo le mie poesie, il tuo amore per me.
Nessuno malgrado i propri sforzi
è mai riuscito a cogliere la mia ricchezza interiore,
la mia sensibilità profondissima, la mia particolarità,
il mio disperato bisogno d’amore.
È solo riuscito a intravedere
come sono dentro
ma in lontananza
senza mai percepirmi a fondo.
In questo mondo dell’immagine
l’apparire conta più dell’essere
anche perché spesso l’essere non c’è.
Amante della solitudine e della tenerezza,
senza nessuno che mi somigli,
cerco da sempre
un’anima che mi comprenda.
PREGHIERA D’UN’ANIMA IN PENA ALLA LUNA
Luna,
tu muta e bianca
sul destino degli umani
posi silente lo sguardo.
Solinga e distante,
sorella del buio e delle ombre,
non ti diletti e non piangi
ma taci,
osservi e sempre taci.
Eppure chi può dirmi se non tu sola
se è per natura perdente l’umana sorte
o se riposerà alfin ciascun mortale
e avran sollievo le sue notturne paure?
Vorrei chiederti o mia cara luna
a che serve vivere
e dove porta questo terreno viaggiare,
per cosa si arresteranno i battiti del mio cuore?
Ma tu mi appari misteriosa e vana
come lo è tutta l’esistenza umana
senza risposte, né certezze,
incurante della mia anima che anela, brama di sapere.
Io fragile essere, piccolo e limitato
tu immortale creatura d’uno sconfinato universo,
eppure quanta grandezza nell’umano spirito
nel desiderare l’infinito pur comprendendo la propria piccolezza!
Silenziosa luna presto dovrai andar via,
l’alba si sta svegliando,
la terrena notte illuminerai nuovamente alla fine del giorno
ma gli occhi del mortale uomo rivedranno ancora luce?
e le piante e gli animali tutti qual destino avranno?
Luna
musa ispiratrice di poeti e cantanti,
meta irraggiungibile di sogni lontani,
compagna notturna di viandanti e zingari,
lascia che io alzi lo sguardo fino a te,
ultima sconsolata preghiera d’un’anima in pena.
Tu luna vegli sopra uno strano mondo
fatto di pazzi.
Qui non c’è amore né comprensione
ed io non voglio più starci.
Un immenso buio
ha schiuso le ali sul mondo
e sul cuore degli uomini,
e questa notte sembra non aver mai fine.
Addio anche a te luna!
la mia solitudine è ormai segnata
in un presagio di morte
che prelude al pianto.
IL MISTERO
Rapito dal tuo vortice
sto scrutando il tuo cielo infinito,
volteggiando nel tuo vento impetuoso,
naufragando nel tuo mare in tempesta,
sprofondando nei tortuosi meandri della mia mente,
ma sto solo impazzendo
perdendomi in un labirinto enorme.
Scopro l’ignoranza della scienza.
Smarrisco la mia fede.
Rimango spaventosamente affascinato.
Sulla riva un bimbo col suo secchiello
vuol prendere un pò alla volta tutto il mare.
MORTE SOLITARIA IN UN CIMITERO DESERTO
Odore di morte, ricordi segnati da croci,
paura angosciosa, solitudine senza fine,
tristezza cupa, silenzio assopito,
pianti accorati, rosario di dolore.
Lumicini ardono, crisantemi ornano le tombe,
fotografie di gente che non è più,
ombre vaghe di cipressi,
aria che trema di fiamme e di preghiere,
io che diverrò cenere, sarò ombra di nulla,
niente rimarrà di me:
e quale conforto potrò avere,
perduto tra volti sbiaditi di fotografie d’epoca,
dagli occhi tristi dei posteri?
Una bimba inginocchiata su una tomba,
col cuoricino infranto e gli occhi che s’apron a stento,
unisce le sue labbra e per due volte le dischiude
supplica e singhiozza un nome santo,
il nome della sua mamma.
Un angelo sceso dal cielo
su lei schiude le ali,
e non visto,
nelle mani raccoglie quelle stille viventi per il suo Signore.
Io, smarrito, da solo,
come un uccellino spaurito,
vado per le vie di un cimitero deserto.
Con la mente nel buio
cerco la mia tomba.
Qui dentro tutti mi somigliano
loro morti davvero, io defunto dentro,
con i morti ci so stare.
Io muoio pian piano così
nel triste rosario delle cose che non han ritorno
ma tutto rimarrà com’era,
la mia vita è inutile,
nessuno mi ricorderà,
nessuno s’accorgerà che sono andato via.
Io solo nella vita,
io solo con la morte addosso.
Tomba abbandonata in un angolo oscuro,
faccia sbiadita dal pianto,
occhi già ciechi nel buio,
rughe sul mio viso ancora giovane.
Anima mia stanca, ricordi che non avuto mai,
sogni svaniti nel nulla, speranza affievolita dal tempo,
amore che non mi riscalda più, giovinezza che non è più mia,
morte che mi viaggia accanto.
Questo son io, altre parole non servono.
Eppure la voglia di gridare,
di ridere forte, di spaventare la morte,
c’è ancora dentro me.
Eppure sono figlio della luce, brillo sotto il sole,
ho ali per volare, un cuore per amare,
una mano tesa ancora c’è,
ma il mio sangue è fragile per vivere, troppo fragile!
getto via l’acqua pur assetato di vita
e chissà, forse qualcuno mi capirà,
mi darà il suo sorriso, mi salverà.
No, il buio, no!
Ma poi torno in grembo all’eterno destino.
Il tempo è crudele con me,
mi strappa via dalle cose che sentivo più mie.
La vita è una corsa inarrestabile,
gli anni scivoleranno su me ed io non potrò più fermarli,
so bene che soffrirò, invecchierò,
piangerò tanto, morirò.
Aspetterò in silenzio,
questo tempo nemico della bellezza sciuperà il mio corpo,
trascinerà via la mia ultima fiamma,
disperderà ogni mia speranza,
qualcun altro la raccoglierà.
Tutto fugge e va via veloce
ed io mi accorgo che non mi resta niente,
forse solo una lacrima perduta
in fondo al mio cuore,
forse solo il bene che ho dentro
che mi fa amare di più.
Ed io sto male
e piango in silenzio nel buio della notte,
nascondo nel pianto la mia poesia.
Signore,
ho un vuoto dentro
e in questo vuoto non ci sei tu,
dammi la forza di supplicarti ancora,
di chiederti amore.
Le mie parole in una preghiera,
volano in cielo
e fanno piangere Dio.
NULLA ETERNO
Non vi fate sedurre,
non esiste ritorno,
non c’è nulla dopo,
morrete come tutte le bestie
divorati da vermi.
QUESTA VITA BREVE
Non camminare piano
quando puoi correre,
e non ti accontentare
se ti accorgi che puoi volare,
e non restare muto
quando puoi gridare.
Ascolta la voce della natura
e piangi quando hai voglia di farlo.
Vivi intensamente l’amore,
rincorri la tua felicità.
Apprezza il valore della salute,
ama chi ti sta vicino come se lo vedessi per l’ultima volta.
Non rimandare a domani quello che puoi fare ora,
non indugiare e non procurarti rimpianti,
questa vita è talmente breve ed imprevedibile,
la vecchiaia e la morte son sempre in agguato,
come belve affamate.
DOLCE SILENZIO
Dolce silenzio
cosa mi nascondi?
chi può dirmi se m’inganni?
se dolori e tempeste son prossimi?
e mentre io,
estasiato,
dalla dolce tua magia mi lascio rapire,
chissà quant’altra gente
soffre, si dispera, s’abbandona.
Dimmi o dolce silenzio
dov’è celata la chiave dell’umana esistenza?
Che sarà di me?
e fin quando goderti posso?
perché eterno peregrinar è questo nostro viver
e quel poco di pace che mi vuoi offrir
è gran gioia per me e di essa mi nutro
errando solitario per i campi
tra immote piante e assopite creature.
Dolce silenzio,
immenso tu sei
ed il mio esser fragile
dinanzi a te si perde sotto l’azzurro del cielo
come piccola cosa tra le innumerevoli cose,
come formica d’un enorme formicaio
persa tra tutte le altre.
O dolce e profondo silenzio
che all’eterno sonno somigli,
prendimi con te e invasami,
i miei tormenti assopisci,
e nel tuo languor pacato,
supino m’addormento in un dolcissimo morir,
forse senza mai più mirar
la viva luce del sole.
LA LEGGENDA DI CAMILLA
"Chi di realtà si nutre
defunta ombra del nulla eterno è,
chi ai sogni crede,
la collera del tempo affamato
vincerà nei secoli.
Fra i castelli fatati dei mie sogni
Illa io ti sto inseguendo,
è la tua leggenda.
Gelosi folletti la raccontano in sogno".
Una notte di duemila anni or sono,
Camilla, una leggiadra ed esile ancella,
scrisse nel suo cuore:
“L’amor non vien da me, la fede stanca illusione,
la mia tenera età fior che appassisce,
ai sogni affido il mio avaro destino”.
Disperata ma senza lacrime,
corse verso quel dirupo che dominava quella valle
incantata da filtri magici, popolata da gnomi,
e da lassù altissima si gettò
gridando al vento prima di schiantarsi al suolo:
“Io vivo e vivrò per sempre”.
Sopra quella valle,
il tempo arrestò la sua corsa affannata
e, come per incanto, tutto restò immutato.
Ed ancor oggi, duemila anni dopo, il viandante solitario
che ignaro non conosce la storia di lei
ed attraversa quell’angusta e remota valle,
senza veder né capir nulla,
ode nel leggero mormorio del vento,
l’eco della voce del fantasma di lei
che ripete ancora:
“Io vivo e vivrò per sempre”.
"Sì, nella mia fantasia,
tu Illa sei viva
e vivrai per sempre
con me".
IL VOLTO INQUIETANTE DEL MIO MALE
Vorrei svegliarmi da quest’incubo, gettami acqua fresca in viso, il ghiaccio mi assale, scaldo le mani con un po’ di fiato. Cerco in me una via d’uscita ma non esiste fuga, non c’è posto per nascondersi, proteggermi non puoi. Diverso da ogni altro, nella terra di nessuno, tutto intorno tace in un silenzio irreale. Guido senza meta, faccio sesso senza amore, riflesso in uno specchio c’è un fantasma al posto mio. E non trovo le parole per spiegare ciò che ho, ogni cosa intorno a me appare sadica e crudele. È inutile sforzarsi di essere normale, non posso fingere a me stesso proprio non funziona mai. Trascinato dentro un labirinto enorme vedo stanze tutte uguali; in ognuna di esse mi attraggono piaceri sempre nuovi. Sembrano dirmi: “Entra da noi, esaudiremo qualunque desiderio non importa che sia proibito vedrai sarà bellissimo”. Sbagliare è facile se non sai più chi sei, non ho saputo dire no, mi sono perso in un vicolo cieco. La strada ammaliante del piacere mi viene incontro senza ostacoli, preda inerme della concupiscenza tocco il fondo pensando di raggiungere la cima. Sono schiavo del mio istinto, intrappolato nella mia angoscia, c’è un’ombra che mi insegue, dovunque vado non mi lascia mai. In una danza infernale, senza fermarsi mai, girano intorno a me fantasmi ed incubi. Voglio scoprire la tua origine, combattere ed annientare le tue tentazioni, fino a giungere faccia a faccia con il volto più inquietante del mio male. Sì, scaverò nei miei profondi abissi tirerò fuori il demone a cui appartengo, a costo d’impazzire, giuro io mi libererò. La mia anima smarrita ora sprofonda dove non c’è luce, nuda nuota sott’acqua, non riemerge più.
LA MIA ANIMA È NUDA La mia anima è nuda anarchico il mio istinto folle la mia mente immorale la mia libertà. La mia anima è nuda ama i bambini sta al fianco di barboni, disadattati, emarginati adora gli ultimi della classe sociale. La mia anima è nuda non sa vivere in società non scende a compromessi e non concepisce le regole non lavora e non produce. La mia anima è nuda è troppo grande per essere prigioniera in un corpo di carne non può esser limitata dal tempo è uno spirito libero che anela alla libertà assoluta. La mia anima è nuda posta al centro d’una corda tirata ai lati da lussuria e innocenza come un verme striscia e bacia i piedi del demonio poi di colpo s’alza in volo e abbraccia Dio sempre in bilico tra inferno e paradiso. La mia anima è nuda soltanto nell’arte, di notte quando tutti dormono, esce manifestando la sua diversità se venisse scoperta verrebbe fatta fuori e forse anche uccisa, bisogna lasciare dormire tranquillamente la gente, guai a chi provasse a risvegliarli! quando si sta troppo al buio, si ha paura della luce. La mia anima è nuda immortale e ribelle aliena venuta da chissà quale mondo destinata a perdersi e soffrire nel crudele gioco della vita e della morte. La mia anima è nuda scevra da qualunque vanità spogliata nella sua infinita miseria non si lascia etichettare in nessun modo non è né maschio né femmina, né schiava né regina. La mia anima è nuda conosce la sensibilità del male è attratta dal fascino del proibito è inquietante ma sincera. La mia anima è nuda è ancora bambina quando sogna terribilmente vecchia quando insegue la logica morta e sepolta quando si lascia sedurre da religioni e ricchezze. La mia anima è nuda condannata dalla sua stessa sensibilità ad un isolamento senza uscita, non chiede più comprensione ormai sa di averla data ma di non poterla ricevere. La mia anima è nuda dannata salvata ma dannata ancora. Anime perverse, entrate in sintonia con me! sono qui, se volete potete trovarmi non ho maschere e non mi nascondo: la mia anima è nuda.
VORREI
Vorrei vagare nell’universo
e cercarti ovunque,
nelle intrecciate tele di un ragno
nel fruscio delle foglie morte
nel dondolare dei rami stecchiti
nel profumo d’un incensiere
sfogliando la Bibbia
dinanzi al portone d’un antico monastero.
Vorrei essere portato via da te nella tua carrozza
lontano dalla prigione d’un grattacielo
lungo le strade dell’inverno
ed osservare riflessa nel lago argentato
la mia immagine vecchia e deforme
trasformarsi nella tua pelle giovane e bianca
e contare poi una per una
le perle della tua corona.
Vorrei capire chi sono
mostrandoti fotografie sbiadite e diari segreti,
mostrandoti la scia luminosa dei ricordi
di quello che ero ieri,
l’anima immortale che vive nei miei versi adesso,
la statua, la lapide e la polvere
di ciò che rimarrà dei miei sogni domani.
Vento impetuoso della fuggevole immaginazione mia
tu spalanchi con forza la porta di questa mia tacita realtà
e nelle annebbiate stanze del tuo nido
io mi sto sempre più addentrando.
Ed ora sento di poterti raggiungere.
Vorrei avvicinarmi ma non so chi sei
vorrei chiamarti ma non so il tuo nome
vorrei seguirti ma tu ti stai sciogliendo lentamente
in aria,
scompari quando credo d’afferrarti.
Eppure io ti inseguo da sempre
nei labirinti della mia mente,
cercandoti affannosamente
in ogni piccolo spazio
della mia camera vuota e solitaria.
E nelle lacrime della solitudine mia
che percorron lente il mio viso pulito,
vedo i miei sogni evanescenti
morire uno dopo l’altro
ed un bimbo,
quel bimbo che vive in ognuno di noi,
li porta con sé invecchiati
fino ad estinguersi
nel riposante approdo d’un obitorio.
PAESE NATÌO DI MIA MADRE Al tuo paese torni con me ogni tanto, ma sei triste pensierosa non parli. La tua fontana rivedi i vicoli la piazza che a miglior tempo ti furono amici. Anche la tua casa giace silente e vuota negletti i fiori accanto ai muri. Guardi fissa la chiesa e odi la voce di chi la preghiera t’insegnò a ripetere. Vedi tutti i ricordi segnati da croci cerchi ma non trovi la speme d’un dì.
SOLITUDINE UNIVERSALE Uno spaventoso silenzio avvolge tutto l’universo, gli uomini come marionette di pezza si susseguono nel tempo gli uni agli altri e non nascono che per morire definitivamente. Quanta gente nel corso dei secoli mi ha soltanto preceduto! uomini in carne e ossa proprio come me col mio stesso sangue con le mie stesse paure, le mie stesse speranze. Hanno vissuto in tempi diversi e per età differenti ma di loro non è rimasto più nulla! Dov’è l’uomo delle caverne? e gli antichi Egiziani con le loro piramidi? e i gloriosi Romani? e i pensatori Greci? imperatori e papi, uomini comuni ed eroi tutti scomparsi nell’inesorabile scorrere del tempo. Vorrei uccidermi subito al solo pensiero che anch’io farò la stessa fine, è strano come gli uomini continuino a vivere con impegno pur sapendo che dovranno morire, anche se vivessero per cento anni sarebbe sempre un soffio di fiato rispetto all’eternità. Ma poi mi consolo tra me pensando che la solitudine non è solo mia ma è presente in ogni angolo dello sconfinato universo e non esiste gioia più grande del sentirsi parte di questa immensità pur consapevole della propria piccolezza e piangere la propria fragilità in un pianto accorato e senza speranza. Così mi nasce dentro un’emozione fortissima che, anche se nata dalla disperazione è pur sempre un’emozione e subito dopo rido, rido e ancora rido. Ormai più nulla ha valore per me. Scopro la dolce ebbrezza del non senso, non m’importa della seduzione della fede né del ragionamento della scienza. Sono totalmente felice e la mia gioia scaturisce dalla mia solitudine che ora riesco a proiettare nel cosmo e la solitudine dell’universo è la mia stessa solitudine e mi dà conforto mi rende grande.
INFANZIA LONTANA
Storia d’una infanzia lontana
ricognizione di un mondo
pietrificato nei ricordi.
È il canto della memoria
che si eleva
è profondo, sentito, cercato.
In esso
si rincorrono
gli attimi che hanno lasciato una traccia.
Rivivono anch’essi
insieme alle cose, alle persone familiari
ai sogni di più remote stagioni.
La memoria mi appare così
come immagine sovrapposta al presente
e i suoi impulsi,
ritornando dal passato,
s’intrecciano sinfonicamente,
trovano una finale armonia.
SULL’ORLO DELL’ABISSO
Dimora in me
un continuo e sempre vivo bisogno d’innocenza
come memoria limpida, essenziale
non coperta da incrostazioni.
Tornano nella mia mente
lontane primavere, gigli appassiti
come visioni taciturne e distanti
e tra echi sepolti
in un urlo senza voce
cadendo vittima del segreto logorio della vita,
subisco inerme la vecchiaia
come qualcosa di ineluttabile
stagione ultima, cupa e persino squallida
in cui sopravvive solo la memoria.
Non è tanto l’immagine della decadenza fisica
dell’inarrestabile declino che mi colpisce,
quanto la fugacità, la brevità del tempo
lo spazio attraversato in un lampo da ogni cosa,
anche le immensità celesti
dove ho cercato quasi un punto focale
della mia esistenza.
Oggi sono immerso nella follia più lucida,
il mio mondo è l’irrazionale,
sembra una maledizione,
il mio pensiero si muove sempre sull’orlo dell’abisso.
Non c’è più luce, non c’è chiarezza
nel mondo informe, tumultuoso del mio vissuto.
Mi sgorga dentro un’impressione d’inerzia, di passività
che traspare dalla contemplazione della natura,
ha il gusto del tempo e delle sue rovine
perché quest’ultimo, pur nella disperazione e nella malinconia,
è il solo che mia dia una qualche trepidazione
un’incertezza, una sorpresa.
IL MIO IO COSMICO
Vedo vivere e sfiorire intorno a me
inesorabilmente
le persone, le cose, le stagioni
preda d’un sentimento panico dell’universo.
Trovo conforto abbandonandomi nella natura
per dimenticare in essa la mia forma umana
accogliendo nel sangue
il brivido solare d’una vita pura.
Il mio io cosmico pone la propria oggettività
per poi tornare a se stesso
nel perpetuo flusso della vita.
Mi fondo nella natura
contemplando il momento in cui l’amore
sarà libero fuori dal corpo
per farsi cielo.
Sublimo l’anima con i sensi
ma non interrompo il contatto fisico col mondo.
Forse spero di trovare in fondo alla strada percorsa
il silenzio e la solitudine dell’universo
anche quando silenzio e solitudine
sembrano chiudermi e annientarmi
L’ALBA DELL’UOMO
Da un chiarore lontano
spunta l’alba
repentinamente
e colora di luce il nuovo mondo.
Intorno,
piante stecchite
animali selvatici
grotte e caverne buie.
Si svegliano anche gruppi di scimmie
sono nude come vermi della terra,
schiamazzano
litigano
si riuniscono.
Qualcosa sembra dire loro:
“Uniamoci
e combattiamo insieme”,
una battaglia che durerà nei secoli
sino alla fine dell’universo
se fine ci sarà.
MIA EVA
Mia Eva!
sei tu la prima donna
l’origine delle mie perversioni
il pretesto per la mia follia
la madre dell’animale che è in me,
hai creato il mio istinto che ormai è morboso
il mio desiderio che è già sporcato.
Nel paradiso terrestre, trascinato indietro di mille secoli
io ti osservo nuda, allucinante visione,
misteriosa e invitante.
Dammi la mela ti prego, che aspetti?
voglio mangiarla!
è eccitante peccare
se tu mi sei vicina,
nel pericolo mi sento al sicuro.
Dimmi dov’è il serpente, l’hai calpestato o no?
Voglio essergli amico e non mi farò esorcizzare.
Non mi importa di rimanere dannato per l’eternità
di lavorare, sudare e morire
di bruciare nelle fiamme dell’inferno,
l’importante è averti accanto.
Sei tu la causa del mio male
ma lo stesso male è ambiguo
cambia forma quando credo di conoscerlo.
Dal giorno che mangiasti quella mela
ogni uomo è sempre guidato
dalla follia d’una donna.
LA FAVOLA DI UNA PICCOLA LACRIMA
Da una bimba e un pianto nacque lei
piena di paure e ingenuità
chiara e trasparente dai suoi occhi si affacciò
e da quelle ciglia sottili piano piano scese giù.
Attraversò quel viso
dai lineamenti dolci
pulito di bambina
e per il mondo sola sola s’incamminò.
Ma era troppo ingenua
non conosceva il male
e la sua vita era già in pericolo.
E passarono in fretta gli anni
e anche le stagioni
venne presto l’inverno
portando con sé la pioggia.
Tante grandi gocce
cadevano giù dal cielo
tutte insieme,
erano prepotenti
si spingevano tra loro
si bisticciavano.
La dolce lacrima ben presto
si trovò sommersa
cercò di ribellarsi
ma era troppo buona
e non aveva la forza.
Così per non morire
pensò di tornare
dentro quegli occhi
dov’era nata.
Sola e stanca
cercò quella bambina
la cercò dovunque
e la trovò alla fine.
Ma era ormai cresciuta
non era più bambina
il suo viso era truccato
non si ricordò di lei
e la cacciò via con forza.
Così la povera lacrima
restò proprio sola
in balìa di tutti
senza alcuna difesa.
Vagava per il mondo
ignorata da chiunque
sembrava invisibile trasparente proprio come una lacrima. E venne il sole e con la sua luce forte forte la illuminò. Ma era ormai vecchia allo stremo delle forze e lentamente si sciolse da sola. Finisce così la sua insignificante vita, la sua insignificante storia e nel silenzio, la gocciolina muore. Così è il mio destino la storia di quella piccola lacrima è uguale alla mia.
QUANDO TU DORMI
Quando tu dormi sdraiata al mio fianco, amor mio,
sei il sogno che aleggia,
il vapore sulfureo d’un mondo ignoto,
tu sei scrigno di magie e misteri.
Ed io che, come poeta, sbircio nel tuo respiro
rubando il tesoro silenzioso di quel dolce sonno
BIMBA
Quella notte, avvolta in una nuvola calda,
una pallida luce nei tuoi occhi
sussurrava mille parole,
nascondeva mille segreti.
Ti guardavo,
ascoltavo il tuo respiro,
sentivo i tuoi pensieri scivolare nel regno delle ombre.
Avrei voluto seguirti anche lì
per proteggerti nel sonno,
tenerti per mano,
stringerti,
ascoltare battere il tuo cuore.
Ma sono rimasto immobile a guardare il tuo viso.
Angelo che socchiudi gli occhi,
nell’istante in cui abbassi le palpebre,
porta nei tuoi sogni
il mio ultimo sorriso per te.
Il tuo viso
si distendeva dolce come non mai
mentre la mia mano scivolava leggera
donandoti sulla guancia l’ultima carezza.
Dormi bimba mia, ti sussurravo piano
per non svegliarti,
e vicino a te provavo a chiudere gli occhi anch’io
come fossi di colpo tornato bambino nella culla,
e insieme attendevamo la nuova alba
mentre nel soffitto, anche quella notte,
brillavano miriadi di stelle.
IL RISVEGLIO
Tu che sei nato in estate
quando la terra è gravida
e l’aria è satura di fragranze e sapori,
di colori vivi e di luce accecante,
forse non ami l’autunno.
Gli uccelli migrano lontano
lasciando la terra desolata
a ricordare nel sopraggiunto silenzio
l’eco delle loro grida nel cielo.
La luce del sole è ormai timida nel comparire,
le nuvole nella notte trasformano la luna piena
in un riflesso opaco.
Ombre scure hanno preso il posto delle case
ed hanno contorni indefiniti e tremanti.
L’anima del mondo si è incarnata altrove
e tu ne erediti le spoglie.
Eppure,
se riuscirai a soffermarti per un istante fra i rami spogli,
ad ascoltare il vento che spazza via le foglie morte,
a lasciarti accarezzare dalla pioggia sottile che rigenera i solchi,
ad amare questa terra nuda e fredda
attraverso le tenebre che l’avvolgono,
ti accorgeresti di un respiro sommesso,
del battito lieve di un cuore che sta riposando.
E se saprai attendere paziente il risveglio,
allora, avrai per te una terra vergine da fecondare
e fiori e frutti riempiranno le tue mani,
e nei tuoi occhi brillerà la luce
d’un giorno senza tramonto.
E udirai nuovi sussurri, nuove grida che avranno il tuo nome
e stormi di uccelli che si libereranno per te soltanto
imbastendo danze d’amore
sulle note di una musica scritta per te
dalle acque dei ruscelli.
Ed il vento ti porterà in un viaggio senza fine
accarezzando il tuo sorriso perché non svanisca,
il sole penetrerà le tue membra
per infondere calore e forza
e sarai stordito di profumi inebrianti
che rapiranno i tuoi sensi fino a confonderli.
Allora,
e solo allora, mi incontrerai di nuovo
e guardandomi, non mi riconoscerai.
SPREMI IL MIO SUCCO
Spremi il mio succo ragazza!
spremi tutta la vigna
e beviamo sino ad esserne ebbri
che anch’io sono pazzo di te
e di nuovo ardo di febbre.
Spremine ancora e ancora
e riempi la coppa proibita
per brindare sorella all’aurora
splendida amante della vita.
PASSIONI FRA DONNE
Danziamo molto vicine
ma non ci tocchiamo,
una specie di intimità sessuale ben presto
ci costringe a usare le mani.
La notte è calata su noi
ma la musica ci riempie di energia,
è eccitante spingerti su me,
adoro sentirti mia.
Bere dalla tua bocca
ha un significato purificante per la mia arte,
è così inebriante il tuo odore,
sai che hai la voce sensuale.
Sei divina, così aggressivamente tenera,
farò di tutto per raggiungerti in quella sfera magica
delle nostre menti che non sanno spegnersi
nemmeno quando il corpo sa di anima.
Perdonami se non ho parole
per dirti quanto ci tengo alla luce
che vedo nei tuoi occhi,
siamo in pochi
ad averla ancora.
Stringimi, baciami, mordimi, abbracciami!
Non voglio restare sola
ora che tu con un sorriso
cacci via ogni malinconia.
Non posso che cercare
di fare del tutto per renderti mia
perché sei splendida, splendida, splendida
così come sei.
L’EFEBO NELL’ANTICA GRECIA
Che splendor mio grazioso giovinetto
quasi femmineo puro tutto ben curato
sii pronto su è giunta l’ora
d’esser da viril uom sodomizzato.
Oh si è bello è natural
e l’accoppiamento sai è gran giusta cosa
eroe e signor diman anche tu sarai
assai degno di fedele sposa.
Che aperte menti pensatrici
avean quei greci valorosi!
oggi mamma mia che tabù sarebbe
s’aprirebber celle per ricchi e per morosi.
Come corri in fretta pazza civiltà
c’è internét altro che lontan caverne
siam del progresso già tutti robots
e al natural piacer addio senza più goderne.
Così Sant’Uomini col mal dentro Sé stessi
san trovarlo ovunque persin dove non sta
e ciò che con durezza sono pronti a condannar
in segreto è praticato in Lor Sacra Autorità.
LETTERA AD UN AMORE LONTANO
Messina 16-12-1989
È quasi Natale ormai ma non è più festa per me,
ogni giorno è uguale all’altro.
Io lo so che in paradiso
non si può vivere per sempre,
ma nei tuoi occhi l’infinito
libera la mia mente,
se potessi io ti raggiungerei dovunque.
Sei tu
che mi fai sognare, ridere, impazzire.
Sei tu
che mi dai il coraggio di ricominciare.
Con te
ci sarà ancora tutto da scoprire
ed io so già
che la mia vita cambierà colore.
Ma tutto ormai appartiene al passato
e sembra non avere futuro.
Oggi cammino da solo per le strade ricche di addobbi natalizi
straniero anche per me stesso con la sola compagnia di lacrime che sanno di sale,
non so dove vado né se sto vivendo.
Mi sono guardato riflesso allo specchio
la barba lunga, i capelli arruffati
io sono cambiato sai
ma si è abbruttito pure il tempo, non si vede più il sole.
Quando l’aria si trasforma all’improvviso
e la tramontana sale,
è il mio cuore che mi chiede dove sei
e proprio in quei momenti tristi,
mi rendo conto che lunghe distanze
ormai mi separano da te.
Una sottile crescente malinconia
allora mi prende sempre più
e sembra che mi arrivi da lontano il calore della tua pelle,
mi par di sentire il suono della tua voce,
il ritmo regolare dei tuoi respiri sul mio petto.
E mi lascio andare così
alla dolce melodia di questi pensieri
e dentro di me fra mille paure
conservo ancora il tuo fuoco.
Giuliana, io darei qualunque cosa per rivederti un solo istante,
mi chiedo se è lo stesso anche per te.
Con amore, tuo Claudio
LUCE
Quando nel buio della notte
perdutamente solo
come un bambino prego,
sento nascermi dentro una forza improvvisa
calore ed energia mi esplodono nel corpo,
ed è di nuovo LUCE nella mia anima
di nuovo LUCE dentro i miei occhi
gioia nel cuore
festa di sorrisi.
Quando invincibile
il male sembra sconfiggermi
ed ombrosi pensieri mi spingono verso la morte
una potenza positiva forte come un fuoco
scorre divampando nelle mie vene
ed è di nuovo LUCE nella mia anima
di nuovo LUCE dentro i miei occhi
pace nel cuore
libertà nella mente.
Quando con brividi di freddo
la paura mi assale
ed io credo di non farcela più
una voce intima mi infonde coraggio
pronta ad aiutarmi mi tende la mano
ed è di nuovo LUCE nella mia anima
di nuovo LUCE dentro i miei occhi
amore nel cuore
equilibrio nella mente.
Quando terrorizzato d’invecchiare e di morire
solo senza compagna e senza amore
sono schiavo del terribile pensiero che la mia vita non abbia senso o valore
tu cancelli di colpo questa mia agonia
la tua presenza rende preziosa la mia esistenza
ed è di nuovo LUCE nella mia anima
di nuovo LUCE dentro i miei occhi
serenità nel cuore
comunione con te attraverso la mente.
E’ di nuovo LUCE, LUCE e soltanto LUCE!
E spariscono le tenebre
fuggono da me fantasmi e demoni
è sconfitto il serpente.
Solo LUCE, LUCE, e per sempre LUCE.
Ed io ora so
che non smetterai mai di illuminarmi.
VIALE ALBERATO D’AUTUNNO
Cade una foglia
soffice piuma
leggera
volteggia nell’aria
come una ballerina che danza sulle punte
poi
si posa per terra
sul tappeto di questo viale alberato
anch’essa
parte d’una coperta
ingiallita
di foglie morte.
L’autunno è arrivato
con la sua malinconica dolcezza
ed ogni albero si sta spogliando
del proprio vestito.
I rami ormai nudi
sembrano tendere
le proprie braccia al cielo
quasi come ad abbracciarlo.
In un amplesso tenero ed appagante,
io mi stringo a te,
alma Natura,
voglio cogliere ogni tuo palpito
e respirare il tuo stesso respiro,
vestendomi dei tuoi colori.
LEI MI SEGUE
Ovunque io vada
lei mi segue
in silenzio
discreta
e senza farsi notare.
Ogni tanto mi sembra
di sentirne il respiro
dietro ogni angolo
ogni porta
ogni passo.
Non serve correre
rifugiarsi
scappare chissà dove
lei è la mia ombra
e ci sarà sempre.
Non riesco proprio
ad allontanarla da me
mi ossessiona
sono l’unico ad accorgermi di lei
soltanto io riesco a vederla.
Ma forse una soluzione c’è
no! non cadrò nelle sue braccia
non sarò il suo burattino abbandonato
ormai ho deciso
sarà la mia poesia a farmi fuggire da lei per sempre.
IL MIO DESERTO
Non ho mai conosciuto amore alcuno
in quest’orrido deserto
che è la mia vita,
solo miraggi d’amore inesistente
sete d’acqua mai bevuta.
E’ il deserto
quello nel quale mi ritrovo,
ricordo che è stata la mia culla,
momenti di intensa solitudine,
di preghiere inascoltate rivolte al cielo.
In fondo è sempre in esso che mi sono ritrovato
dopo lunghe corse affannate ad inseguire il vento,
a sognare di raggiungere le stelle,
nei miei occhi neanche un raggio di quel sole,
solo freddo nell’anima e nulla più.
Sento la notte nel mio cuore,
alitare con lunghi interminabili silenzi
giovinezza sfuggita fra le dita e perduta per sempre
sogni svaniti all’alba.
Non mi è rimasto che rifugiarmi nel deserto, amico fedele
lì anche se triste ogni cosa è mia,
è solo sabbia lo so, echi di silenzio
ma almeno non posso perdere
ciò che non ho mai avuto.
In questo mio deserto
il niente è tutto per me,
e il mio tutto è niente per il mondo,
oggi è la mia casa,
domani, la mia tomba.
SOLO
Pagina di giorni inutili
spesi a pensare e piangere,
muta amica di parole confidate ad un diario
silente fanciulla triste ma accattivante.
Con la tua veste leggera di tulle
mi inviti a ballare
un giro di danza e mi dici perfino:
"sai che amo ballare con te!".
Mi afferri le mani e me le stringi forte
ed io mi sento cosí bene,
è tutto incredibilmente assurdo
incomprensibile.
Ma non vedi la contraddizione
nella nostra amicizia?
Io con te dovrei sentirmi…
solo!
AL MIO CANE
La tua presenza
colmava il vuoto
della mia oziosa solitudine,
spesso mi contrariava
il tuo lungo abbaiare
che ora mi manca da morire.
Mostravi tutta la tua gratitudine
stendendoti ai miei piedi
e mi contemplavi,
parlavi con gli occhi
ci capivamo
nell’incrociarsi dei nostri sguardi.
Ci ritrovavamo sempre
nel nostro mondo
pieno d’abitudini,
forse
non ero solamente il tuo padrone
ma il vero amore.
Oggi non ci sei più
la tua festosa compagnia
si è dissolta
nella morte
ricoperta
dalla nuda terra.
Ma per me
rimani sempre una ferita aperta
incancellabile ricordo dentro al mio vuoto
nel ripiombato abisso
d’un’altra e più profonda
solitudine.
TU
Tu!
un vento gelido che consuma il respiro,
un bacio di lapide
dal sapore di terra,
tu mi indichi il cammino verso la morte.
Tu!
sei la notte del vampiro
che sorge dalle macerie della mia disperazione
triste riflesso di luna piena,
tu godi della mia rassegnata sconfitta.
Ma tu non sai
di quella scritta scolpita sul legno
di un ulivo arso dal vento,
che perde sangue lasciando un segno eterno di riscatto.
Tu sconosci
che quella morte mostrava la vita
non più pioggia di dolore ma riso di angeli
in quella croce la definitiva vittoria.
C’E’ QUALCOSA
C’è qualcosa che immagini
quando sei bambino
e che poi perdi da grande.
E’ una sensazione magica
figlia della tua innocenza
vivida d’una luce quasi immortale.
Ma se da adulto riuscirai a ritrovarla,
davanti ai tuoi occhi
come per incanto si aprirà l’universo.
E le sue leggi lo governeranno con amore
e sarà armonia
bellezza cosmica.
L’oceano non ti farà più paura
e vorresti essere una goccia d’acqua
per unirti al mare.
E scoprire il tutto
essere in simbiosi con la natura
ammirarne il fascino.
Vorrai dare agli altri
la ricchezza che avrai dentro,
fino ad entrare in comunione con Dio.
Sentirai il bisogno di parlargli nel silenzio del tuo cuore
ringraziarlo per averti donato la vita
con le sue meraviglie sempre nuove.
SOGNO SVANITO
Sono in un prato,
un grande prato fiorito,
pieno di pace
e silenzio,
lì vedo i miei sogni perduti
impossibili
finiti.
Ci sei anche tu con essi
mi tendi le braccia con i capelli al vento
accenni un sorriso
ed io ti corro incontro,
ma di colpo mentre sto per sfiorarti
il mio sogno si spezza,
e il prato ridiventa il mio letto.
Il cielo torna ad essere un bianco soffitto,
tutto intorno si trasforma
il sole diventa luna,
il giorno notte,
ed è caos nella mia mente,
tormento nel cuore,
mi ritrovo solo.
Non più il tuo sorriso
ma lacrime nei miei occhi,
quella brezza leggera è ormai vento freddo sul mio viso,
addio mio dolce sogno inghiottito dalla realtà
di te mi rimarrà solo il ricordo
e la speranza di incontrarti di nuovo,
intanto mi consumo nella mia tristezza.
AD UN PASSO
La tua esile figura,
trasfigurata nello specchio dell’universo
come spicchio di luce scende dall’alto
e attraversa cieli
strati di lucide gemme.
Entra così nel giardino della mia vita
fiore rigoglioso che affonda radici
nella terra della mia carne,
mutando destinazione
orientandosi su di me.
Ed è amore
puro
asceso come in un vortice
alimentato dalla forza della speranza,
pervaso da particelle fuse di materia.
Imponente figura
regina e sovrana
giri le spalle
all’ultimo sguardo della tristezza
ormai
ad un passo dall’amore immortale.
CONCHIGLIA
Come una conchiglia
che racchiude in sè
i profumi e i segreti del mare,
attendi che le mie mani calde
si posino su te,
forti e gentili,
per raccogliere la tua essenza.
Spuma di mare e salsedine sulla mia pelle,
accarezzi il mio involucro
fragile eppur millenario con te vicino
mi osservi mostrandomi la tua fiduciosa nudità,
per poi sussurrarmi all’orecchie
suadenti parole d’amore
in un mistico erotismo.
Portami con te
nell’intimità di un pensiero ribelle,
cullami,
come onda che lambisce le coste,
scaldami,
con carezze e sguardi penetranti
infine vivimi.
Tu sarai per me fantasia che non teme realtà
ed io sarò per te complice silenzioso e compagno di giochi
di fughe e ritorni,
innocenze e malizie
brezze di desiderio
che spirano gioiose
e rallegrano il cuore.
E saremo
semplicemente noi,
attimi di vita,
creature senza tempo
anime viventi
liberi
indelebili.
SUSSURRI
Solo sussurri
parole senza voce
sovvien la morte,
riverberi di luna
a illuminar la notte
ritagliano paure ancestrali.
Occhi negli occhi
scorre l’ultimo sangue
mani giunte in preghiera,
antiche speranze in Dio
amor oltre la vita
sigillato in eterno.
IL GIOCO DELLA MORTE
Si è fatta bella
la morte,
che con mano gentile
dell’inferno m’ha schiuso le porte.
Stanotte ha indossato per me
l’abito da sera,
soffiandomi lieve sul viso
un alito di primavera.
E’ Bella!…E’ santa!… Così vestita da puttana,
giarrettiera, pizzo e calze a rete.
Con mosse seducenti s’aggiusta la gonna tra le gambe,
mentre si aggira furtiva con la sua falce intorno a queste tombe.
Intenso il suo odore,
inebria come vino l’aroma del peccato,
gocce di mistero i suoi occhi,
sensuale si manifesta il profumo del tormento.
Malizioso e penetrante il suo sguardo grigio fumo
m’ ha legato con robuste catene
e posseduto sull’altare del piacere
attimo di fugace emozione.
Come rito sacro
di gran sacerdotessa,
intenta a celebrare
messe nere.
Pezzi di carne cruda
e sangue offerti in sacrificio,
calice di fiele per acquietare
l’ansia nell’oblio.
Incantevole, dolce ella appare
e io l’ho amata
su un letto di passione impudica e discinta
intensi orgasmi i nostri tra lenzuola di seta,
nettare d’ambrosia e miele il suo calice.
E’ cosi bella….Così dolce ….Mio Dio !
sul viso vivida
risplende una luce.
Sembra innocente e pura
come una bambina,
il mio nero angelo
invece mi tenta come una sfrontata sgualdrina.
La cerco!… La voglio … La bramo!…
non conosco il suo nome
ma in silenzio
la chiamo.
Da questo mucchio di cenere e ossa
dove e’ sepolta sotto nuda terra,
la mia sconsacrata fossa
è già pronta.
Leggera come un’odalisca
ella volteggia su opposti cieli,
sinuosa muove i passi di una strana danza,
sventolando lunghi veli.
E’ allegra…libera… e mi sorride!
Mentre cerco di afferrarla con le dita scheletrite:
"Dimmi come ti chiami!" le chiedo finalmente,
me lo scrive con rossetto color porpora
su una lavagna azzurra
illuminata da una stella:
"Amor mi chiamo io! E dolore e’… l’eterno compagno mio"
mi risponde.
PREGHERO’
Pregherò per chi mi ha creato
e per te che mi sei sconosciuto,
per chi nel deserto arso dal sole
brama un sorso d’acqua
e per chi nel freddo degli inverni
batte i denti esposto alla neve.
Pregherò per chi crede di cambiare
qualcosa con una guerra,
e allo stesso modo pregherò
per chi suda nella valle della vita,
mentre scuote con fatica
le zolle della propria terra.
Pregherò per chi cura le piaghe del corpo
non vedendo le ferite della propria anima,
pregherò anche quando da te
sarò cacciato, non capito
perché solo di parole sarò vestito
e di fede consolato.
Pregherò accettando
il tuo passo nel mio confine
condividendo senza spartire,
imparando a servire prima di mangiare
porgendo rispetto perché anche tu come me
non rimanga da solo ma faccia parte di un tutto.
Pregherò per chi è rinchiuso
dentro o fuori le mura,
che sia prigioniero d’ingiustizie
o per le proprie colpe,
per chi è un re e si sente povero
e per chi è povero ma si sente un re.
Pregherò per i tuoi azzardi
perché non di sola mano sarà il peccato
ma conteranno anche gli sguardi
di chi umilia con occhi e gesti,
pregherò per chi non crede
e per chi da poco ha imparato a farlo.
Pregherò senza giudicare perchè ho peccato più di te
io che non so neanche il tuo nome,
pregherò senza limite alcuno
e ancor più per chi ha offeso
nella speranza che scopra
il valore di un perdono.
Pregherò
chiunque tu sia
alla luce del sole
o nel buio di questa notte
perché tu mi abbia al fianco
qualunque sarà la nostra sorte.
CARITA’
Siede un mendico
lungo la strada
con voce querula
tende la mano.
Passan le donne
lo sfioran gli uomini
nessuno sguardo
verso il vecchio scarno.
Eppur egli tende
più smunto il viso
sempre protesa
la mano tremante.
O perchè mai
indifferente l’uomo
alla miseria resta
del proprio fratello?
MIA STREGA
Balla mia strega
balla per me muovendo più forte i fianchi
balla con il corpo e con l’anima.
Balla sotto questa luna piena
colora d’argento i miei sogni
nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici diamanti.
Non ho bisogno di bere il tuo filtro
mi hai stregato solo con lo sguardo
mi hai in tuo potere ormai.
Riempimi i sensi e l’anima di te
abbandonati tra le mie braccia
e regalami la tua follia per sempre.
LA BELLEZZA DEL SILENZIO
Chiuso in un silenzio
senza fine
la solitudine mi fa compagnia.
E’ bello il silenzio
è di una bellezza
che fa paura.
COLORI SPENTI
Tu, bambino che abbracci un fucile e spari,
dimmi cosa guardi lassù.
Io vedo solamente un cielo di fuoco che illumina la notte,
cammino tra i campi ed urto contro… la morte.
E tu, bambino che schiavo fai la guerra imbracciando un fucile,
dimmi, raccontami di quando nei prati vedevi fiori bianchi.
Io… non li vedo più!
osservo solo occhi che non guardano più alcun colore,
orecchie che non sentono più alcun rumore
cuori che non provano più alcun dolore.
Erba spezzata, prati calpestati, fiori contaminati.
Io bambino Italiano chiedo a Dio per te,
un infinito giardino, che risvegli il tuo cuore e ti riporti a giocare.
MELODIE DEL CUORE
Ho riascoltato oggi,
dopo anni,
una musica che non sentivo più:
liuto, violino, arpa e chitarra.
Una cascata di suoni
che prima, la mia tristezza,
mi impediva di apprezzare;
le scale di chitarra
percorse da dita alate;
i trilli del violino
suonati da un archetto fatato;
le note del liuto
toccate con dolce armonia;
le fantasie dell’arpa
cercate fra una miriade di corde;
ma la mia anima, prima, non era serena;
e non c’è mente più chiusa di quella
che non si vuole concedere!
Ma oggi, di nuovo,
ho apprezzato quelle melodie
e che gioia sentir cantare nuovamente il cuore!
LA VOCE DEL CREATO
Musica nell’universo
come di mille strumenti
agli occhi nascosti
ma palpitanti di ancestrali note.
Armoniose spirali si diffondono,
vagano sospinte dal vento,
cullate dalle onde del mare,
vestite della tenerezza di un’alba,
del riverbero infuocato di un tramonto.
Melodie piovono dal cielo stellato,
scivolano sui raggi di luna
e si librano nel silenzio della notte
come nenia al sonno degli umani.
Suoni sublimi rapito percepisci
se incontri il languido sguardo di una donna
o il candido sorriso di un bambino,
se chi soffre con gli occhi ti ringrazia,
grato apprezzando una tua carezza.
Non soltanto gli artisti hanno sensi
per cogliere il bello della vita:
basta lasciare fuori da se stessi
il fragore del mondo
ed ascoltar la voce del creato,
di ciò che ci circonda e che ci parla
di quanto la Natura ci ha donato.
GLI OCCHI DI UN BAMBINO
Guarda la luce
negli occhi
di un bambino,
osservane la purezza,
la voglia di scoprire,
l’innocenza.
Guardala attentamente,
fanne tesoro,
proteggila,
è il riflesso d’un angelo,
melodia del paradiso,
ninnananna e girotondo di eternità.
Solo quella luce autentica
riuscirà a rimetterti
in pace col mondo,
sarà l’unica ragione
per cui valga la pena
vivere e sperare nel domani.
ELEVATI POETA
Elevati, poeta!
agita forte le ali della fantasia
e portati in alto,
dove non giunga il rantolo
di questa umanità morente,
il fragore delle armi,
la disperazione degli oppressi.
Allontana dallo sguardo
le brutture di un mondo
contaminato e contorto.
Immergiti nell’argento lunare
e fatti specchio per riflettere
su questa derelitta terra,
un raggio rubato al sole
che illumini le menti
e sia speranza d’un futuro migliore.
Eleva, ispirato Aedo,
un canto di pace che come neve
scenda ad ammantare le valli
ed addolcire i cuori.
Celebra la Natura,
che pur maltrattata e stanca,
ogni giorno si veste di bellezza
per far felice l’uomo.
I VECCHI
E guardo questi volti stanchi
il mio cuore e la mia anima
si aprono a nuove sensazioni profonde
di indicibile tenerezza
che mi conducono alla scoperta di un mondo
a me prima sconosciuto.
Provo a ridisegnare la vita di ciascuno di loro
anime vaganti in un limbo immaginario
ma così terribilmente reale
quasi tangibile.
così disperatamente soli, avviliti, scoraggiati
invecchiati di fuori ma tornati bambini di dentro.
Menti brillanti un giorno ormai lontano
ora prigioniere di se stesse
dove le parole che escono dal cuore
diventano solo suoni col sapore salato
delle loro lacrime non viste,
vecchi considerati morti ancor prima di esserlo.
Sarebbe così semplice capire, provare nella profondità di noi stessi
tutti i sentimenti che ci propongono
inconsapevolmente queste anime silenziose
che forse non hanno avuto il tempo di dire, ieri:
“Io vado. Esco di scena.
Ti lascio il palco della vita; il prossimo atto è tuo”.
SCONVOLGIMI
Trascinando la mia anima per i capelli
portami negli oceani più tumultuosi,
facendo ondulare nelle profondità
il mio esile essere come un fuscello.
Poi di corsa
trascinami nei deserti più arroventati,
con migliaia di serpenti ai miei piedi
in modo che io possa atterrirmi.
Quando tu mi prendi il cuore e lo stomaco
sei peggio di un cancro
non hai pietà
mi annienti, mi distruggi.
Spingimi da altissime cascate
e lanciami giù per lasciarmi affogare nelle acque impazzite
facendomi percepire il vuoto assoluto
più terribile della stessa imminente fine.
Segregami in caverne
popolate da infimi animali
che possano succhiare
quasi tutto il mio sangue.
Fammi sostare in vallate sconfinate perennemente ghiacciate,
abitate da enormi rapaci
pronti ad affondare i loro poderosi artigli
nella mia povera carne.
Sii spietata e crudele con me
perchè sai esserlo se vuoi
questa è la tua essenza di donna angelica
pronta all’occorrenza a diventare diabolica.
Svegliami nel cuore della notte
accelerando i miei battiti all’impazzata
e poi via nelle foreste più nere
tra il rumore assordante delle piogge battenti.
Voglio che tu mi faccia sentire
il suono minimale della follia,
mordimi quando fai l’amore con me
mischia sangue e orgasmo, orgasmo e sangue.
Fammi raggiungere le cime delle montagne più alte
ed ascoltare il fortissimo sibilo del vento,
poi giù nelle grotte più oscure e remote
dentro l’occhio di uragani giganteschi.
Sarò nudo come un verme
ma tu indifferente ai miei lamenti
mi lascerai schiavo di dolorose tagliole
coi miei piedi lacerati da piaghe.
Insieme a te avrei voluto tante volte morire,
guardami!
mi è rimasta soltanto
un po’ di compassione per me stesso.
Se mi farai tutto questo
io ti amerò di più,
amore mio
sconvolgimi!
PICCOLO RIVOLO
Ascolto il ruscello
mentre lento ma eterno
scorre assieme ai miei pensieri,
ai ricordi di una vita.
Gocce distillate
dal suono fresco di purezza
scendon giù dalla montagna
per finire chissà dove.
Solo io e te piccolo torrente
potessi seguirti,
tornando ad esser innocente bambino,
e lievemente carezzar le tue sponde.
Percorrere strade di verità
che solo tu sai attraversare
che noi umani abbiamo da tempo perdute
sulla nostra zattera ormai alla deriva.
La sapienza è sconfitta
la ragione calpestata,
è la speranza del domani che è morta
e con essa l’amore.
Ormai niente di questo mondo
somiglia più a te, casto ruscello!
Lascia che io stia qui vicino a te piccolo rivolo
ad imparare cose che solo tu puoi dirmi
con la musica delle tue limpide acque
col silenzio delle tue magiche parole.
PRIGIONIERO
Non ho mai chiesto di esser nato
ma è ugualmente avvenuto,
non è quello che volevo
indossare ogni giorno una maschera diversa
tanto da non sapere più chi sono
per chi vivo e perchè.
Prigioniero di questo corpo
prigioniero di questa anima
prigioniero di questi pensieri
pensieri che ogni giorno si infrangono in me come onde forti
spinte dalla rabbia del mare
senza smettere mai.
L’odio, l’amore
la vita, la morte
la gioia, il dolore
che senso c’è in tutto questo?
se non il fatto di essere prigioniero di me stesso
prigioniero sino all’ultimo respiro.
E poi alla fine di questo incubo che cosa resta?
Una fredda tomba?
Solo il pensiero della pace
può darmi sollievo
quella pace che non ho mai avuto
da prigioniero di questa carne,
una pace vera, finalmente!
senza più onde.
VOCI NOTTURNE
Scende la notte
sulla valle intorno
brillano in cielo
da lontan le stelle
la vita immersa
in un languor di pace.
Pur nel silenzio
voci vaghe s’odono
a tratti
altre
più ancor
distinte.
Fremiti di fronde
gracidii di rane
squittir d’alati
e d’animal notturni,
poi silenzio assoluto, più ombre e nulla
e fioche luci lontane.
O immenso buio
chi può dirmi
se riposa alfin
ciascun mortale
e se son pianto
le notturne voci?
L’IMMENSO
Nè più ti basterà
guardare il granchio
assiso sulla riva,
il sasso assiderato,
il lombrico nella crepa
e svolazzi radenti
di lucustre.
E più in là, sulla battigia,
il cannolicchio pesto,
e scheletri di carpe,
e legni secchi,
come gemiti di croce,
pallide alternative al vivere
in un mondo fatuo.
Tenderai lo sguardo oltre
l’azzurro planare dei gabbiani,
dei densi fumi che chiudono
della marina l’ultimo orizzonte
ov’uomo eterna, l’arcano.
Finalmente avrai l’Alternativa
ti arricchirai d’immenso.
E’ LA VITA
Una margherita gialla in un campo di grano
guardarla e di colpo scoppiare a ridere senza motivo
che buffo!
e sentirsi improvvisamente bambino
e ridere, correre, aver voglia d’abbracciare
tutto ciò che s’incontra per la strada:
un cavalluccio marino sulla sabbia
una giornata di vento,
un mandarino sull’albero,
mille chiese
una rondine che vola
sola!
Tutto sembra un meraviglioso e pittoresco quadro
dipinto di colori coi pennelli
dal più grande artista di tutti i tempi.
E continuare a guardarsi intorno
scoprendo ogni cosa con stupore e meraviglia:
un gatto sul tetto dormire come fosse in un comodo letto,
il sorriso smagliante di un viandante,
il rumore di pioggia battente, la luce del sole,
il gallo che canta, l’arcobaleno che ride,
è tutto così strano, così…magico!
E’ la vita,
semplicemente la vita!
le sue forme, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori.
E’ la vita che ti prende
ti porta con se’
e voli su immagini di sogni
fantastici ed irreali
fanciulleschi e spensierati.
E non smettere proprio mai di ridere, correre, abbracciare
lo sguardo sereno si posa su ogni cosa, il mondo sembra tutto rosa
mentre l’anima si sveglia immersa nel giallo dell’autunno,
si abbandona all’ebbrezza dell’estate,
alla neve bianca dell’inverno
ai papaveri rossi di primavera.
E il pensiero corre… corre come un fiume in discesa
e s’infiamma come la brace sul fuoco
poi diviene alato come un airone libero
mentre corro senza stancarmi, guardo il cielo felice, respiro l’aria
mi sento vivo…vivo…vivo… vivendo la VITA!
VIVI
Vivi ogni momento
come se fosse
prossimo a sbocciare,
come il gambo
ha il suo fiore,
come l’alba
il suo sole
e poi…
viversi
sfiorarsi,
lasciarsi andare,
quanto è delizioso
sorprendersi!
Ma non temere
non c’è un tempo
per appassire,
e nel tramonto
non c’è fine
sai,
nella tua purezza
ogni vita si rigenera.
NELLA VALLE DEI SOSPIRI
Notte tetra, l’anima è in tormento
nella vicina foresta sibila il vento,
occhi stanchi, tristi e doloranti
scorgono immagini aberranti,
i solchi della mente luoghi speciali
per accogliere pensieri innaturali,
sarà stanchezza o malinconia
oppure un eccesso di fantasia,
vedo gli avvenimenti del passato
che sino a qui mi han trascinato,
pezzi di un mosaico mai risolto
umana condizione che affligge molto,
come un rebus senza soluzione
ti conduce all’eterna dannazione;
rifuggo in un sonno riparatore
come una preda dal cacciatore,
la mia anima vagabonda all’infinito
cercando il sollievo che m’ha tradito,
naufrago smarrito nel mare dei pensieri
amici ambigui di oggi e di ieri,
giungo sulla riva immaginaria
di un isola fatata e solitaria,
percorro il mio strano cammino
noto solamente all’ente divino,
vedo anime raminghe e vessate
con colpe non ancora scontate,
giungono le voci e i molteplici respiri
di spiriti che abitano la valle dei sospiri!
LA SOLITUDINE DEL POETA
Nella spirale dell’indifferenza
a denti stretti plasmi parole,
e la notte dipani nuvole di sogni
per adagiarvi morenti illusioni
crocifisse ai remi
del quotidiano andare.
Poeta, troppo spesso la tua gioia
è fatta solamente di parole:
germogli nutriti di dolore.
Vesti abiti di solitudine,
nascondi le tue delusioni
dietro maschere di cortesia,
chiuse nel bozzolo del silenzio
indelebili le tue speranze
attendono ancora il sorgere d’impossibili aurore:
sempre spente
dal cader dello sguardo nel riflesso
inesorabile dello specchio.
Sulle labbra costantemente preme
insoluta la domanda:
Quale la mia sorte?
Il senso vero di me?
sei solo poeta
molto più solo di chi ti legge.




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